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Ieri sera sono stato ad un evento all’Hangar Bicocca. Sia per andare che per tornare, ho deciso di prendere un taxi Uber. L’andata, su una berlina nera della Mercedes, mi è costata circa 30 euro (e diviso direttamente dall’app tra me e il mio compagno, sono 15 euro). Per il ritorno invece, non essendoci disponibilita di berline, ho preso una uberPOP, che per dirla corta è stesso servizio con macchine meno costose. Il conto era poco meno di 10 euro, 4 euro e rotti a testa.

Contento delle mie spese, ho deciso di twittarlo.

Cosi iniziarono gli insulti a catinelle.

Beh vero che gli Uber non sono tanti. Ma a me non interessa ne quanti sono ne chi sono. So che è un servizio dove io mi trovo più comodo rispetto al taxi normale. Probabilmente queste persone che mi hanno scritto sono dei tassisti spaventati a morte dalla concorrenza.

Poi c’è anche chi si improvvisa economista…

Che dire? Ma anche se fosse vero quello che dice costui mi verrebbe da dire “e allora?”. Chi lavora per Uber, saprà quanto verrà pagato e se non gli va bene è libero di andarsene.

Probabilmente buona parte dei vestiti che indossa sono fatti da bambini cinesi che per 2.00 €/h lavorano in condizioni ben peggiori. Ma poi, chi ha detto che il mio viaggio è durato un’ora?

Ho conosciuto anche ex tassisti che adesso lavorano per Uber, e mi hanno confermato la cifra esosa (attorno ai 150.000 €) per ottenere la licenza di tassista. Ecco perché i tassisti si alterano, francamente li capisco anche. Ma cosa si può fare contro una lobby?

Insomma, non twittate a Uber se non avete il profilo chiuso.

 

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